• CLINICA 231

Particolare tenuità del reato presupposto: nessun effetto sulla responsabilità 231



Il carattere di tertium genus della responsabilità 231 continua a mietere vittime tra gli istituti giuridici del diritto penale.

Oggi è il caso della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.

L'art. 131 bis c.p prevede che l'imputato non sia punibile in tutti quei casi in cui la violazione della norma penale sia particolarmente tenue tenuto conto delle modalità della condotta e dell'esiguità del danno o del pericolo, sempreché il comportamento non sia abituale.


NIENTE 131 BIS C.P. PER LE SOCIETA'

La sentenza nr. 11518/2019 si occupa di un caso in cui l'autore del reato presupposto, procuratore delegato ambientale di una s.p.a. veniva prosciolto dal Tribunale per tenuità del fatto relativamente al reato di scarico abusivo di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose (art. 137 co. 2 Testo unico Ambiente)

La Società, di contro, veniva condannata in quanto ritenuta responsabile dell'illecito previsto dall'art. 25 undecies co. 2 lett. a) nr. 2) del D.lgs. 231/2001.

La condanna veniva confermata anche dalla Cassazione che ha dichiarato inammissibile l'impugnazione della Società nella quale, in sostanza, si invocava la non punibilità ai sensi dell'art. 131 bis c.p. anche per l'illecito 231.

Per la Cassazione infatti la eventuale declaratoria di non punibilità per particolare tenuità del fatto nei confronti dell'autore del reato presupposto non incide sulla contestazione formulata nei confronti dell'ente. Ciò di per sè non costituisce una grossa novità: altre pronunce precedentemente avevano tracciato una netta distinzione tra accertamento del reato presupposto e illecito. A ben vedere però la Cassazione chiude definitivamente la questione anche relativamente alla possibile estensione della causa di non punibilità all'illecito societario. La particolare natura della responsabilità 231 -responsabilità amministrativa derivante da reato accertata con particolari modalità in sede penale- non consente di estendere alla stessa istituti giuridici pensati e strutturati per l'illecito penale puro.


IL MODELLO CONVIENE, SEMPRE

La sentenza dà l'occasione di ritornare su un tema importante: l'adozione di un modello organizzativo 231.

La S.p.a. condannata non aveva adottato alcun modello ma seguiva solamente alcune "procedure di monitoraggio e controllo degli scarichi". Queste procedure sono state giudicate non sufficienti a prevenire il rischio reato da parte dei giudici di merito e ciò ha comportato la condanna alla sanzione pecuniaria. Fortunatamente il management è corso ai ripari e ha adottato un modello post-fatcum prima dell'apertura del dibattimento, guadagnandosi così (almeno) la riduzione della sanzione prevista dall'art. 12 co. 2 D.lgs. 231/2001 (ne avevamo parlato qualche tempo fa, clicca qui per leggere l'approfondimento).

Con un modello adottato preventivamente l'investimento avrebbe comportato un risparmio maggiore: si pensi ad esempio al costo della difesa tecnica in tre gradi di giudizio oltreché quello della sanzione che, seppure ridotta, dovrà essere pagata.


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